Sessualita', Peccato E Sacrificio: L’Analisi Critica Del Patriarcato. A Colloquio Con Mary Condren

Declassare una dea a santa (per di più con un ruolo marginale, essendo la sua figura oscurata da un altro santo di importazione, San Patrizio) non fu un atto astratto e privo di conseguenze per le donne irlandesi e per la loro esistenza. Ciò lo si capisce paragonando le leggi irlandesi pre-cristiane con quelle che si affermarono durante il nuovo sistema patriarcale. “Nella primitiva società irlandese, le donne potevano sposarsi indipendentemente dalle gerarchie sociali o dai loro possedimenti perché i diritti di proprietà non erano determinati dal matrimonio,” fa notare Condren. “Le antiche leggi irlandesi avevano regole e direttive molto precise per stabilire i rapporti di proprietà. Quando la struttura patriarcale si affermò, le proprietà si trasmisero per linea maschile. I ricchi, quindi, non potevano permettere alle loro figlie di scegliere un marito socialmente inferiore altrimenti le loro proprietà si sarebbero disperse e divise. La verginità femminile divenne allora una questione politica e non solo sessuale, anche se la questione sessuale divenne un mezzo per rinforzare il patriarcato. Non solo alle future spose era imposto di arrivare vergini al matrimonio, altrimenti i loro diritti di proprietà ne avrebbero risentito, ma le donne che non avevano una dote finivano in convento, dove il concetto di verginità assumeva tutt’altra connotazione, ostile alla sessualità e alla fisicità, perdendo così l’esplicito significato politico e spirituale”.

Vale la pena soffermarsi sul concetto di verginità, data l’importanza che ha assunto e che continua ad avere nella chiesa cattolica, e delle sue conseguenze sulla vita di tutte le donne del mondo. “La parola verginità ha origini antiche,” spiega Mary Condren. “Il termine irlandese per verginità era og, che significava ‘inviolato, puro, intatto’, ma il suo significato originale non era quello di ‘assenza di relazioni sessuali’. Era legato invece allo sforzo per imporre un’idea di divinità non legata ad un sistema tribale o biologico. In altre parole, se Gesù non fosse nato da una vergine, sarebbe stato ebreo. L’obiettivo di promuovere la verginità di Maria era quello di affermare che Gesù non era solo di origine ebraica e che la sua missione era universale. L’antica formula del battesimo recita: “Cristo non era né maschio né femmina, né schiavo né libero, né ebreo né greco, ma tutto in una cosa sola. Il cristianesimo soppiantò gli antichi legami tribali e biologici e gettò le basi del culto e della venerazione di un solo Dio”.

La santificazione della verginità contribuì così a creare un clima dove il sesso divenne, paradossalmente, un peccato e fu degno di particolare attenzione da parte delle autorità ecclesiastiche. “Si cominciò a porre un enfasi sulla sessualità nel secondo e nel terzo secolo, quando il Concilio di Elvira dettava le regole della condotta sessuale. Studiandole a fondo emerge che non si trattava solo di ostilità verso tutto ciò che era fisico, ma anche di potere. In altre parole come poteva il Papa controllare il clero se esso frequentava donne che avrebbero potuto distoglierli dalla vocazione?” afferma Condren, prima di sottolineare il ruolo speciale che i monaci irlandesi hanno avuto nel sviluppare un controllo scientifico della sessualità. “I monaci irlandesi inventarono il penitenziale. Svilupparono ulteriormente ciò che noi definiamo ‘sermone sulla sessualità’. Fino ad allora infatti le persone evitavano fino all’ultimo il battesimo perché, una volta battezzati, si imboccava la strada verso il paradiso, ma se poi si commetteva peccato non si veniva più perdonati. I monaci irlandesi svilupparono un sistema di penitenze dove i peccati commessi dopo il battesimo venivano condonati. Dopo aver affermato questo concetto, essi si concentrarono sulla natura del peccato. I monaci, celibi, divennero ossessionati dalla sessualità e nei loro penitenziali esaminarono in dettaglio ogni genere di peccato. Si dedicarono anche alla masturbazione, assegnando una diversa punizione a seconda della complessità o dei risultati! Si può dire che il sermone sulla sessualità fu inventato dai monaci, essi diffusero i penitenziali, che si ritrovano infatti nelle biblioteche di tutta Europa. Nel diritto canonico, quelli irlandesi sono considerati tra i più severi in materia di sessualità. Per alcuni peccati arrivavano perfino a imporre come penitenza cento frustate. L’enfasi sulla sessualità derivava dal tentativo di colmare quel divario esistente tra il battesimo e la sa
lvezza eterna. Essa cominciò ad avere una esistenza propria, diventando strumento per controllare la popolazione rendendo la sessualità una questione estremamente complessa”.

Valori cristiani

Lo studio dei primi Penitenziali, fatto Mary Condren in The Serpent and the Goddess, getta una luce interessante sulla dottrina della Chiesa di oggi in materia di sessualità e riproduzione. In paesi cattolici come Irlanda, Spagna e Italia, il dibattito sull’aborto, ad esempio, è fortemente influenzato dal Vaticano, fermamente convinto che la vita inizia dal concepimento, apparentemente per volere divino. Tuttavia gli atteggiamenti nei confronti dell’aborto dei Penitenziali della Chiesa medioevale possono sorprendere. “Anticamente l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dell’aborto era diverso da quello di oggi”, afferma Condren, che prosegue “Essa riteneva che prima di 40 giorni dal concepimento il feto non avesse un’anima, nel caso fosse un maschio. Se poi era femmina il tempo richiesto era di ottanta giorni (naturalmente le donne impiegano più tempo degli uomini!). La Chiesa sviluppò un sistema di penitenze per l’aborto che variava a seconda del sesso del feto abortito, e nel caso in cui l’anima fosse stata espulsa dal corpo della donna. Le penitenze erano inoltre diverse a seconda del metodo utilizzato per abortire. Se l’aborto era stato procurato con la ‘magia’, ossia dalla levatrice in diretta competizione con il clero ufficiale, allora la pena era maggiore. Anticamente il problema dell’aborto era soprattutto una questione sociale. La penitenza veniva inflitta a chi aveva avuto un figlio contro il parere della comunità, che era poi quella che decideva quando un bambino doveva venire al mondo. Le pene per chi aveva un figlio contro il parere della comunità e per chi commetteva un omicidio erano simili, poiché dare e togliere una vita era considerato alla stessa stregua.”

Mentre nelle società pre-cristiane tipo quella celtica l’omosessualità non solo era tollerata, ma in certi casi addirittura riverita, i PenitenzialiPenitenziali, l’atteggiamento mutò e divenne estremamente ostile; in alcuni casi essa era addirittura equiparata all’omicidio. Citando Giovanni Crisostomo, Mary Condren afferma che “il vero crimine dell’omosessualità era che durante il rapporto sessuale l’uomo assumeva la posizione della donna. L’omosessualità femminile non era invece presa seriamente.” (The Serpent and the Goddess – pg 90).

La complessa relazione tra peccato, sesso e potere viene sottolineata dalle diverse penitenze previste per la fornicazione. “Per i laici il problema fondamentale della fornicazione non riguardava solo l’atto in sé, ma anche la misura in cui il rapporto sessuale con una donna danneggiava la proprietà altrui. In uno dei Penitenziali, la penitenza per avere avuto un rapporto con una donna sposata durava sette anni, un rapporto con una ‘donna del vicinato’ ne durava invece quattordici. Il rapporto con una vedova prevedeva una penitenza di un anno, quello con una vergine due anni più la dote che essa avrebbe ottenuto con il matrimonio” (The Serpent and the Goddess – pg 89).

La complessa struttura di potere alla base dei ‘valori cristiani’, illustrata da studiosi come Condren, è inevitabilmente assente dal dibattito che coinvolge oggi l’Europa, dove alcuni esponenti politici in Italia e in Irlanda pretendono che il riferimento alle nostre radici ‘giudaico-cristiane’ trovi un suo spazio nella costituzione europea. “E’ una questione molto complessa”, sostiene cauta Condren. “Primo perché non credo che la religione possa esistere senza un contesto. Essa fa da mediatore alle inclinazioni umane più essenziali, sia nel bene che nel male. Serve a contenere la violenza all’interno di una società, ma può anche fomentarla. Da una parte si può affermare che le radici giudaico-cristiane dell’Europa dovrebbero oggi lasciare il posto ad una nuova tipo di unità, ma credo che i recenti eventi, in particolare quelli avvenuti nel mondo islamico, indichino che non tutti sono dello stesso parere riguardo alla priorità di questo obiettivo. Se l’Europa rinunciasse ad una identità religiosa ormai sicura e radicata, molto connotata teologicamente – e questo mi riesce difficile affermarlo, in quanto donna – si ritroverebbe indifesa e in balia di altre ideologie che potrebbero riportarla indietro, ai tempi pre-Illuminismo. La religione è sempre stata caratterizzata dall’ambivalenza. Permette l’espressione e il contenimento di sentimenti ed emozioni complesse, ma può impedire a chi vive queste emozioni e sentimenti di non comprenderne la pericolosità. È quello che sta avvenendo ora nei paesi islamici, dove da un momento all’altro la gente viene incitata alla violenza a causa di un fumetto. Non è una partita facile. Oggi il ruolo dell’unione europea è complesso, perché potrebbe rinunciare ad una identità per assumerne un’altra, che ci riporterebbe indietro di secoli.”

Riconsiderare il concetto di sacrificio

Condren ha dedicato molto del suo tempo a studiare il ruolo del sacrificio. La sua tesi di dottorato si intitola Il ruolo del sacrificio nella costruzione di un ordine sociale e di un sistema di rappresentazioni basate sul genere. Ha scritto diffusamente riguardo al ruolo del sacrificio nel conflitto irlandese. Relativamente alla ‘guerra al terrorismo’ e all’uso degli attentati kamikaze, utilizzati sia come arma sia come mezzo di reclutamento, la sua analisi femminista ha molto da offrire. “E’ un argomento estremamente complesso, che non può essere sintetizzato con un paio di frasi a effetto”, dice, “ma in quelle società in cui il sacrificio è intrinseco alla struttura sociale, solo all’uomo è concesso di sacrificarsi, e il controllo del sacrificio o della discendenza da esso creato, l’atto del sacrificio, diviene parte della lotta politica, come in Irlanda, dove i diversi gruppi che recano omaggio alla tomba di Wolfe Tone sostengono di essere i suoi legittimi eredi. Il sacrificio, in termini femministi, è un mezzo politico per superare la nascita. Il fatto che le donne diano la vita non è importante, l’importante è la nascita ‘culturale’ attraverso la guerra e la morte che ha luogo attraverso le istituzioni del sacrificio. Per questo motivo queste istituzioni sono rigidamente controllate dagli uomini; ad esempio, nelle religioni in cui l’eucaristia è ancora considerata un sacrificio, solo gli uomini possono somministrare l’eucaristia. In quelle in cui l’eucaristia non è considerata un sacrificio anche le donne possono diventare ministri della chiesa. E’ una questione tanto politica quanto teologica. Affonda le proprie radici nella politica e in processi psichici profondamente inconsci. Anche Freud e Melanie Klein hanno affrontato l’argomento.

Ci sono due tipi di sacrificio: quello politico e quello fatto sotto gli auspici della guerra. E l’auto-sacrificio, fatto da chi non ha potere. Nella cristianità, per tradizione le donne non potevano officiare i riti del sacrificio, ma potevano tranquillamente celebrare quelli dell’auto-sacrificio. Tuttavia esso non possiede ci&
ograve; io definisco un effetto genealogico. Ad esempio lo sciopero della fame nelle carceri del nord Irlanda era l’unica risorsa di chi non possedeva più alcun mezzo di potere. Nel sacrificare i loro corpi, essi tentavano di dare il via ad un’altra discendenza politica che avrebbe infiammato la rivoluzione. Era quindi una strategia essenzialmente femminile, e anche efficace, perché alla fine intervenivano le famiglie. Le famiglie, secondo Hegel, sono sempre state l’antitesi dello Stato.

Ne The Serpent and the Goddess ho sottolineato il fatto che, nel medioevo, le anoressiche erano considerate delle sante. Mentre gli uomini potevano predicare, convertire e girare il mondo, l’unico strumento a disposizione delle donne era il loro corpo, che esse flagellavano. Si crogiolavano nella degradazione, nei loro corpi, in modi che costituivano un auto-sacrificio. Era un disperato tentativo di ottenere una forma di potere da parte delle donnne, ma alla fine ebbe l’effetto contrario: ne causava la morte. Per i kamikaze è la stessa cosa: naturalmente essi hanno un effetto diverso, causano confusione, ma probabilmente non daranno mai vita ad una legittima discendenza politica perché per definizione essi rappresentano il terrore, non la razionalità.”

Verso il futuro

L’analisi di Mary Condren è una dura critica nei confronti delle strutture di potere che ancora dominano la nostra società. Il suo atteggiamento nei confronti del ruolo della Chiesa nel promuovere il patriarcato potrebbe essere facilmente considerato come negativo, ma in gran parte del suo lavoro essa ha tentato di comprendere il passato allo scopo di cambiare il presente e il futuro. “Considero tutte queste cose come un male necessario, proprio come Marx considerava il capitalismo un male necessario. Le mie amiche femministe disapproverebbero decisamente, ma, da quando le società divennero più complesse e stratificate, il patriarcato si affermò subito, nel bene e nel male. La sfida di oggi consiste nel non rifugiarsi in un passato idealizzato, ma studiare il passato, capire come ci siamo evoluti, e chiederci quale tipo di dialogo esisterà fra i sessi nel futuro. Sotto il patriarcato le donne furono completamente sottomesse. C’era un dialogo , ad esempio, tra Morrígan e Cúchulainn, che fu una voce vibrante e alternativa nella complessità della struttura sociale e costituì un simbolo della struttura che abbiamo ereditato, e, dato il bisogno di ritrovare quei valori persi durante l’ascesa del patriarcato, in particolar modo l’enfasi sui deboli, questa voce deve essere recuperata. Esiste quindi una vera dialettica tra uomini e donne, mentre ci avviamo verso il futuro.

Esiste una mitologia alternativa che deve essere scoperta e teorizzata. Una delle cose più interessanti in cui mi sono imbattuta in questi ultimi anni è il lavoro di Peggy Reeves Sanday, un’antropolga, che nel 1983 pubblicò un libro intitolato Female Power and Male Dominance [N.d.T.: Potere femminile e Dominanza Maschile], dove analizzò circa duecento società e scoprì che più divinità femminili c’erano, più gli uomini e le donne condividevano la responsabilità nell’allevamento dei figli e meno violenza c’era nei confronti di donne e bambini. Quando il sesso delle divinità cominciò a cambiare divenendo maschile, si assistette alla divisione dei compiti e gli uomini non ebbero più parte nell’educazione dei figli. Reeves ha scoperto una chiara correlazione tra il sesso della divinità e gli atteggiamenti nei confronti delle donne, dei bambini e nell’accudimento della prole. Considerata la vastità della sua ricerca, il lavoro della Reeves è stato aspramente criticato. In seguito dedicò venti anni a studiare i Minangkabau, una società matriarcale contemporanea indonesiana di Sumatra formata da quattro milioni di individui. Questa società ha mantenuto la vecchia struttura matrilineare, in essa le donne e i bambini, gli elementi più deboli e vulnerabili, hanno un ruolo fondamentale. L’intera società si dedica alla loro cura, basandosi sul presupposto che gli elementi più vulnerabili e bisognosi vengono accuditi, anche tutti gli altri lo saranno.”

Una delle figure mitologiche irlandesi incontrata da Condren durante le sue ricerche è quella di Macha, un’importante divinità da cui la città di Armagh prende il nome. Anche se il mito di Fionn Mc Cumhaill e delle sue azioni eroiche gode di maggior popolarità, la leggenda di Macha fornisce uno spunto importante nella comprensione di The Serpent and The Goddess. Macha, misteriosa figura legata al Sole, a causa della vanità del marito Crunnchu mac Agnoman, venne convocata, incinta, all’annuale corsa di cavalli dell’Ulster. Crunnchu si vantava che la propria moglie era in grado di correre più velocemente dei due migliori cavalli del re e Macha, nonostante avesse invocato pietà (“tutti voi avete avuto una madre”), venne costretta a gareggiare con i due cavalli. Vinse la gara, ma morì di parto, maledicendo allo stesso tempo gli uomini dell’Ulster. La sua maledizione divenne nota come “Le pene degli uomini dell’Ulster” poiché li condannava, durante l’oppressione, alla stessa debolezza delle partorienti. L’analisi di Condren della maledizione di Macha è un eloquente conclusione:

“Kant sosteneva che Dio è il prerequisito all’esistenza della morale. Ma alla luce della maledizione di Macha, che ancora oggi ci colpisce, possiamo sostenere il contrario: la cura e la tutela della terra e dei suoi figli deve essere il prerequisito, e la prova suprema, di un sistema etico e della conoscenza di Dio.”[The Serpent and the Goddess – pg 210]

The Serpent and the Goddess: Women, Religion and Power in Celtic Ireland è pubblicato da New Island Books.

La dottoressa Mary Condren e la professoressa Peggy Reeves Sanday saranno fra le relatrici all’Institute for Feminism & Religion, in occasione della prossima conferenza intitolata: Celebrating The Landscapse of Woman-Soul (1-7 Luglio 2006). Cliccate qui per ulteriori dettagli.

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