Viaggi in terra Maya: Messico e Guatemala in autobus

[Il racconto che segue è tratto dai diari di un viaggio assolutamente e rigorosamente indipendente che ci ha portati dallo Yucatan a Ciudad de Mèxico, passando da Guatemala, Chiapas, Oaxaca e un paio di città minerarie dell'Altopiano della Sierra Madre.]

Stiamo aspettando la colazione in un cafè con tre tavoli, di cui due coperti da tovaglione di lana colorata. Le pareti intorno a noi sono dipinte per darti l'impressione di esserti perso in una jungla alquanto surreale: un grosso orango tiene in mano uno smoothie e sorride di soddisfazione, e poi alberi, pappagalli, ragni giganti, giraffe, tucani ed una leonessa, oltre a ranocchiette colorate ed altri animali a dir poco psicadelici sparsi qua e là. Uno degli spigoli è occupato da una cascatella azzurra, e dietro di noi c'è un enorme elefante che sembra venire alla carica. Due palme (finte? secche?) sono tenute su dallo scotch da pacchi e la televisione è (ovviamente) accesa ed a tutto volume. Forse la señora dalla cucina segue il talk show mattutino mentre ci prepara tacos, salbutes, panuchos, y frijoles refritos. Il gusto delle tortillas appena cotte mi ha fatto quasi commuovere…

Ma andiamo con ordine! Prima tappa è stata Isla Mujeres, al largo diCancun: qualche giorno per acclimatarsi con il caldo, le zanzare, el’idea di essere in Messico. Poi Tulum, rovine Maya a picco sul Caribe blu, spiaggia bianca e fine (un po’ sporchetta in qualche tratto), palme da cocco, palapas, ambiente hippy. La prima settimana messicana è trascorsa pigramente tra una nuotata e un pollo asado (arrosto). Dalla costa ci siamo poi diretti a Merida, città coloniale capitale dello stato dello Yucatan. Nel percorso abbiamo visitato Coba' e Chichén Itza, rovine di città che appartengono allo splendido passato della civiltà Maya.
A Coba' ci siamo fermati una notte alla stazione del bus che funziona anche da hotel e ristorante. Ricardo ci ha servito cerveza y comida del dia. 22 anni, un'intelligenza vivace, il rispetto e l'amore per le tradizioni perdute, quelle Maya, a partire dal linguaggio che lui conosce a dispetto del fatto che, oramai, non è più insegnato nelle scuole. I bambini lo imparano dai genitori, però purtroppo la lingua si sta mescolando allo spagnolo, per cui prima o poi è destinata a scomparire. Per esempio: 'grazie' si dice 'yuntzil boutik', che letteralmente significa 'dio ti ripagherà'. Oggigiorno però si dice 'dios boutik', del resto è cambiato anche il dio….. Ricardo sembrava molto triste quando ci ha parlato della versione maya dell'inno nazionale e ha confessato di non ricordare oltre la prima strofa (che peraltro ci ha cantato in un bisbiglio!)
Le rovine, a Coba', sono mezzo sepolte nella jungla ed è un po’ un'avventura trovare i vari monumenti. Un patetico tentativo di scalare la piramide maggiore è finito in totale fallimento: scalini ripidissimi e mezzo rotti e paura delle altezze sono un cocktail micidiale, perfetto per un attacco di panico ad un terzo della scalinata!!! Ci siamo però rifatti a Chichén Itza, dove siamo arrivati in cima a El Castillo, la piramidona di Kukulcán, quella con le teste di serpente. Ahhhhh, che soddisfazione! E che panorama: sei più in alto delle cime degli alberi! Col binocolo abbiamo osservato Chac mool, col suo sorrisino sardonico mentre aspetta cuori umani in cima al Templo de los Guerreros.Scendere: una mezza tragedia (mi chiedo capiterà che qualcuno si rifiuta di venire giù e allora che si fa?!). Me la sono fatta, elegantemente, tutta di sedere, uno scalino alla volta! Non si sa tanto dei Maya e di come utilizzassero questi sontuosi edifici. Certo ci sono molte teorie, e studi, e musei, ed esperti. Ma io mi chiedo: se lo Yucatan e il Chiapas sono tuttora abitati da popolazioni Maya che si tramandano la lingua e il calendario di generazione in generazione, com'è che si sono scordati di come i loro avi usavano le piramidi e i palazzi? O sarà forse che non ce lo vogliono dire?!

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