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Di John Millar
Tradotto da: Three Monkeys Online
Peter Jackson è passato dalla costruzione di rudimentali figure di plastilina alla modellatura di alcuni dei film più grandi nella storia del cinema.
Il barbuto, occhialuto e arruffato quarantatreenne neozelandese lanciò una sfida alle convenzioni quando dichiarò di volersi occupare a modo suo della trasposizione cinematografica dell’epopea di Tolkien, Il Signore degli Anelli. Parve a tutti una scomessa enorme rendere in un film i racconti della Terra di Mezzo in una trilogia fiume, ma la fiducia di Jackson fu ricompensata quando i film divennero successi di botteghino nonché vincitori di premi Oscar.
Adesso, di conseguenza, Jackson è il cineasta più richiesto del pianeta, ed è a più di metà dell’opera con il minuziosissimo processo di portare sullo schermo la sua ultime magnifica ossessione ... una versione da molti milioni di dollari di King Kong.
Creare la propria visione della possente bestia è stata la sua passione da quando Jackson, un figlio unico nato in una piccola cittadina costiera in Nuova Zelanda, fu sopraffatto dal suo primo contatto con il film originale del 1933.
Il vedere quelle immagini in bianco e nero di Kong trasportato dallo splendore primitivo di Skull Island all’iconica battaglia finale con gli aeroplani che svolazzano intorno al bestione appollaiato in cima all’Empire State Building nella Grande Mela si rivelò avere un impatto sconvolgente sulla vita di Jackson.
“La visione di King Kong, a nove anni, mi fece voler diventare un regista,” rivela Jackson, che si rese conto, da quel momento in poi, che il prioprio scopo nella vita era quello di creare magie cinematografiche.
Iniziò nel mondo dei film horror e del fantasy, con pellicole a basso costo tipo Splatters gli schizzacervelli e Fuori di testa che fecero sì che il suo talento venisse notato e lo portasse all’attenzione di Hollywood. Jackson diresse poi Sospesi nel tempo, un horror comico interpretato da Michael J. Fox, prima di imbarcarsi sulla strada che lo ha portato a Il Signore degli Anelli ed ora a King Kong, l’icona da cui è partito tutto.
“Non so se starei ancora facendo film se non avessi visto King Kong. Mi ricordo però che lo diedero in TV un venerdì sera qui in Nuova Zelanda e già il giorno dopo aver visto King Kong ho iniziato a girare cortometraggi in stop-motion con una telecamera Super 8 che i miei genitori utilizzavano per i filmini casalinghi,” riferisce Jackson. “Mi procurai della plastilina e iniziai a girare dei filmetti che mi accompagnarono lungo tutta la mia adolescenza. Quindi sì, [King Kong] mi ha fatto iniziare”.
Adesso, 35 anni dopo aver visto il gorillone in TV, il suo sogno si sta realizzando. In cima al monte Crawford, alla periferia di Wellington, si è riunito per ridare vita a questo classico dell’avventura un cast costellato di star che comprende Adrien Brody, Naomi Watts, Jack Black, Jamie Bell e Andy Serkis. E naturalmente Peter Jackson è il brillante e ispirato burattinaio che muove le corde mentre King Kong torna in vita con un ruggito possente.
Ed è evidente, quando si prende una pausa dall’orchestrare una scena cruciale – quella in cui una terrorizzata Naomi Watts urlante viene trascinata dagli indigeni di Skull Island per essere preparata al sacrificio in onore di Kong – che Jackson resta tanto emozionato da questo racconto epico di come la bella sconfigge la bestia oggi quanto lo fu quando era un ragazzino dai calzoni corti in preda a timore reverenziale.
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