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Di Phil Murphy
Tradotto da: Francesca Livraghi

“Lisa disse che per la realizzazione Labyrinth e The Dark Crystal, i film fantasy per famiglie realizzati da Henson negli anni ‘80, furono spesi circa 40 milioni di dollari, ma che ora non avevano quei soldi a disposizione e lei stessa si chiedeva se si sarebbe riusciti a produrne uno con 4 milioni di dollari” continua lo scrittore inglese, impassibile. “Lei mi disse che non si poteva permettere di pagarmi quella cifra se avessi accettato di scrivere il film, così forse io avrei potuto ideare una storia e poi lei avrebbe trovato qualcun altro per la sceneggiatura. Io dissi che se il regista fosse stato Dave McKean avrei scritto la sceneggiatura e non avremmo più parlato di soldi. Dave accettò di dirigerlo e così cominciammo a scambiarci idee via email, su ciò che volevamo fare in un film per bambini. A Dave venne l’idea di una ragazza che andava verso una città con un mondo scuro e un mondo chiaro. Io ebbi l’idea di una ragazza che era come divisa a metà, due ragazze che si potevano scambiare a vicenda e poi”,conclude con una pausa drammatica, “Dave cominciò a lavorare e realizzò il film con quattro milioni di dollari”.

Apparentemente, MirrorMask è un film per ragazzi. Ma solo apparentemente, perché è improbabile che una coppia come Gaiman e McKean, che ha già collaborato meravigliosamente a numerosi romanzi illustrati e progetti editoriali (compresa la premiata serie a fumetti di Sandman), realizzi qualcosa inquadrabile in una categoria. James Greenberg dell’Hollywood Reporter ha commentato che “se Il Mago di Oz fosse rinato nel ventunesimo secolo assomiglierebbe a MirrorMask”. Il confronto con Il Mago di Oz è interessante, perché MirrorMask racconta la storia di una ragazzina trasportata in uno strano mondo fantastico, pieno di possibilità, pericolo e mistero. “Credo che Alice e Dorothy siano due termini di paragone molto validi”, concorda Gaiman quando Three Monkeys suggerisce che ci sono dei parallelismi tra la protagonista del film, Helena, e le eroine di Alice nel Paese delle Meraviglie e de Il Mago di Oz. Cosa c’è di attraente e stimolante nell’assegnare il ruolo di personaggio centrale a una ragazza che sta per entrare in un mondo fantastico? “C’è un aspetto molto interessante in questo, e molto vicino al mondo delle giovani adolescenti, ovvero il passaggio dall’essere ragazza all’essere donna. E’ molto più difficile comprendere questa fase nei maschi perché è un processo molto più graduale. La cosa bella in una realizzazione come MirrorMask è che proprio questo è ciò di cui volevamo parlare. Questa trasformazione. Come smetti di essere una ragazza e diventi una giovane donna? Puoi impedire questo cambiamento? Che significato ha?”.
Ma torniamo agli aspetti tecnici della pellicola. Gli straordinari effetti speciali del film potrebbero far credere che il budget di partenza fosse molto alto. Non è così, come ha già spiegato Gaiman. Ma allora, come siete riusciti a realizzare un film da 40 milioni di dollari spendendone ’solo’ 4? “Innanzitutto, si hanno a disposizione due settimane per le riprese live. Per filmare tutto quello che è ambientato nel ‘nostro’ mondo. Poi ti sposti in uno studio con uno schermo blu, dove tutti i muri sono dipinti di blu, e per sei settimane resti lì con gli attori che recitano davanti allo schermo blu. Poi, Dave McKean si chiude in una grande stanza con quindici giovani esperti di animazione che hanno appena terminato il college – non era nemmeno il loro primo film, era il loro primo lavoro. Hanno trascorso i 18 mesi successivi a fare il film. In seguito, a mano a mano che restavano senza soldi, lasciavano andare il primo tecnico dell’animazione, poi un altro, fino a rimanere solo in quattro a lavorare nella stanza. Poi ne restano due e alla fine c’è solo Dave McKean. Durante quei 18 mesi telefonavo a Dave e lui era convinto che ad un certo punto qualcosa di terribile sarebbe successo, che qualcosa sarebbe andato storto e che avrebbero chiuso la produzione del film il giorno seguente. Così, ogni volta che lo chiamavo gli chiedevo ‘Ciao Dave, come va?’, e lui emetteva il suono che Lurch fa nella Famiglia Addams, ‘uuurgh’. In qualche modo siamo sopravvissuti e abbiamo finito il film”.
È proprio il caso di dire che questo film è un prodotto eccezionale che combina McKean, Gaimam, un budget ristretto (“perché l’economia è molto in basso nella lista delle priorità di George Bush, - scherza Gaiman, - quattro milioni di dollari erano due milioni e mezzo di sterline quando iniziammo e due milioni di sterline quando finimmo, così il 20% circa del nostro budget scomparve mentre stavamo realizzando il film”) e tecnologia. Ridurre il tutto a un mix ben riuscito di effetti speciali sarebbe un errore: “La cosa che mi rendeva più felice era guardare Dave che creava un mondo tutto suo”, continua Gaiman. “Lui fa così tanto con l’azione viva, reale, che con le produzioni animate. La sequenza iniziale è questo piccolo circo di famiglia come lo ha immaginato McKean. Non ho mai visto qualcosa di simile al di fuori del suo lavoro. E lui ha realizzato tutto questo praticamente senza soldi. Mentre lo scrivevo si faceva avanti l’idea che solo Dave sapeva cosa avrebbe potuto realizzare con il suo budget e cosa no. Io non lo avrei capito, perché venivo dalla scuola di scrittura cinematografica dove, se stai facendo qualcosa di normale, è economico, e appena ti addentri nel campo degli effetti speciali diventa costoso. Dissi a Dave ‘Giriamo una scena in un’aula scolastica’ e lui rispose ‘Costa troppo’. Perché? Beh, perché devi affittare un’aula, riunire i bambini, sorveglianti, l’insegnante, e un giorno di riprese e tutto il resto. Lui vide il mio viso rabbuiarsi e disse ‘Ti dirò una cosa, tu puoi far collassare il mondo e trasformarlo in un fiore e non ti costerebbe niente!’”.

Dopo aver lavorato così intensamente al film, così a lungo, si può perdonare a McKean di essere a pezzi. Forse lo è più che se avesse lavorato a un film ‘normale’, dove c’è un gran numero di collaboratori che lavorano alla produzione e alla post-produzione. McKean era conscio del lavoro quando ha iniziato, ma non era sicuro che sarebbe riuscito a portare a termine il film come lui stesso, Gaiman e i produttori avevano sperato. La reazione del pubblico è l’ultima rassicurazione, per qualsiasi regista. “Quando Dave sentì che i primi spettatori del film, un pubblico di quindicenni, - sorride Gaiman, - applaudivano e ridevano agli scherzi, entrò in sala. Di fronte a me, una ragazza si girò verso la sua amica e disse ‘cioè, è stata la cosa più beeeeeeeeella che abbia mai visto in vita mia!’. A quel punto, Dave cominciò a sorridere [ride]".
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