In Questa Edizione:
Di Alan Brennan
Parola del Diavolo - Sulle Tracce degli Ex-Dittatori, di Riccardo Orizio
Nell' introduzione del suo straordinario libro del 1998 Il mistero di Hitler (Mondadori, 2000), Ron Rosenbaum indicava precisamente cosa si intende con l’espressione ‘il mito della sopravvivenza’ nell’ambito delle teorie che tentano di spiegare Hitler. Mentre, senza alcun dubbio, scarta l'idea di una fuga di Hitler dal bunker di Berlino, Rosenbaum punta tuttavia il dito sull'attrazione di questi miti: "Seducente, forse, perchè riflette un sentimento per cui anche se Hitler non ci è sfuggito fisicamente, in molti aspetti importanti può esserci sfuggito. Il mito della sopravvivenza suggerisce l'ansia persistente che Hitler si sia in qualche modo sottratto ad una spiegazione." [Il mistero di Hitler].E mentre Hitler è divenuto il supremo simbolo del male, alla fine del ventesimo secolo vi è una pletora di dittatori che ha seguito i suoi passi, con il loro personale marchio del male, ma per ragioni di realpolitik sono riusciti a sopravvivere alla loro caduta. Il giornalista italiano Riccardo Orizio nel suo Parola del diavolo. Sulle tracce degli ex dittatori (Laterza, 2002) ci mostra come, anche quando si interroghi un dittatore sopravvissuto, non ci si deve aspettare dalle loro risposte una spiegazione.
Il libro ha origine da un'ossessione di Orizio, due ritagli di giornale tenuti ad ingiallire nel suo portafoglio, entrambi presi da The Guardian ed entrambi con minuziose descrizioni circa le eccentricità di due dittatori africani: Idi Amin e Jean-Bedel Bokassa. Forse inizialmente attratto dai coloriti dettagli dei loro sconvolgenti regimi (entrambi sono considerati presunti cannibali), il progetto di Orizio si sviluppa e viene a comprendere molti dittatori di vario genere, tutti con una caratteristica comune: hanno lasciato il potere in disgrazia. L'autore commenta: "Ho deliberatamente scelto coloro che hanno abbandonato il potere in disgrazia, perché quelli che sono ricaduti in piedi tendono a non esaminare la loro coscienza. Augusto Pinochet, per esempio, è tuttora un personaggio potente, onorato da molti in Cile. Suharto è stato escluso dal potere in Indonesia ma è protetto dalla ricchezza personale. Imelda Marcos, nonostante sia stata tacciata di corruzione, è tornata a Manila e ha ammassato un'altra grande collezione di calzature esclusive".
Orizio è un giornalista superbo e questi incontri riescono nel loro intento di scrutare l'anima, intrigare, inorridire ed alcune volte persino divertire (non si può fare a meno di sorridere ad alcune delle migliori gesta di Idi Amin come il famoso telegramma ad Elisabetta II d'Inghilterra: "Cara Regina, Ho intenzione di arrivare a Londra in visita ufficiale il 4 agosto di quest'anno ma le scrivo ora per darle il tempo di fare i necessari preparativi per la mia permanenza cosicché nulla di importante sia omesso. Sono particolarmente preoccupato per il cibo, perché so che vi trovate nel mezzo di una tremenda crisi economica. Vorrei che organizzasse per me delle visite in Scozia, Irlanda e Galles dove io possa incontrare i capi dei movimenti rivoluzionari che lottano contro la Vostra oppressione imperialista."). È un libro coraggioso questo, che evita i moralismi e cerca di presentare l'umana complessità di questi uomini, malgrado i loro crimini. È inoltre un libro coraggioso perché molti di questi uomini e donne (sono stati intervistate sia Hexhmije Hoxha, moglie del deposto dittatore albanese Enver Hoxha sia Mira Markovic, moglie dell'imprigionato capo serbo Slobodan Milosevic) sono generalmente fuori dagli interessi dei media ed è interesse di molti che così rimangano. Durante il suo viaggio in Albania, Orizio fu incarcerato e interrogato dalle forze di polizia del governo che parevano tutt'altro che ben disposte verso il suo lavoro investigativo.
La scelta dei dittatori deposti è interessante e si possono immaginare le opportunità che una tematica del genere offre, a parte il filo conduttore della caduta in disgrazia già menzionata. Sicuramente Orizio è avvincente nel descrivere la caccia a questi dittatori, come nel caso di Idi Amin, esule in Arabia Saudita. Orizio arriva nel Paese notoriamente timoroso della stampa col pretesto di scrivere una storia su progetti di investimenti congiunti italo-sauditi; quando riesce a scaricare la sua guida, parte per andare in cerca dell'ex-dittatore ugandese. Il legame tra Amin e figure quali il polacco Generale Jaruzelski (forse il capitolo più introspettivo ed intrigante) e sicuramente Slobodan Milosevic può tuttavia sembrare sottile al primo sguardo, essendo il primo evidentemente un pazzo mentre gli ultimi due furono politici spietati ed pragmatici che presero decisioni rovinose per i loro paesi. Tuttavia vi è un argomento comune che unisce questi uomini perfettamente, quello della Guerra Fredda con i suoi stratagemmi politici e la inevitabile caduta dei favori reciproci con la sua fine. Infatti, mentre Orizio non ha paura di presentare le azioni violente dei suoi soggetti, egualmente abominevole, nel suo racconto, è il supporto dato a costoro dalle maggiori potenze in nome di espedienti politici. In particolare è richiamato continuamente il legame tra la Francia di Giscard d'Estaing e Jean Bedel Boukassa. Il messaggio è estremamente chiaro: questi uomini anche se in molti casi insani di mente e orripilanti, erano tenuti al potere e veniva permessa loro ogni sorta di nefandezza da entrambe le parti della Guerra Fredda.
Mengistu Haile-Marian, che destituì l'imperatore Haile Sellasie d'Etiopia (‘re dei re’ com'era conosciuto dai contadini che lo consideravano un semidio) è ritratto come paralizzato dalla confusione, vive in una casa alla periferia di Harare nello Zimbabwe, sotto la stretta protezione di Robert Mugabe (non ancora pronto per un'intervista con Orizio). Durante il periodo del ’Terrore Rosso’ che scatenò tra il 1977 ed il 1978, furono uccise circa 500.000 persone; eppure, la risposta di Mengistu a tutto ciò è semplice: "Era una battaglia. Tutto ciò che feci fu combatterla". Serba rancore per i patrocinatori sovietici che un giorno lo supportavano e che dopo la Glasnost l'hanno abbandonato. Di Gorbachev dice:
"Pareva una persona educata e onesta, devota alla causa del socialismo. Era caloroso e amichevole con me. Una volta al potere nel 1985, inizio a parlare di perestoika e glasnost. Perciò lo chiamai da Addis Ababa per fissare un appuntamento. Avevo bisogno di sapere cosa succedeva. Andai a Mosca per domandare il significato dei due slogans. Erano slogans che non capivo e, se lo vuol sapere, credo che nemmeno i sovietici capivano. Dissi 'Compagno Gorbachev, siamo sinceri, se c'è un cambiamento di direzione ditemelo così che anche noi possiamo cambiare direzione. La vostra forza è la nostra forza, la vostra debolezza la nostra debolezza'. Ma l’insistenza di Mengistu non ebbe risposta dal capo sovietico. Gorbachev voleva porre fine alle guerre coloniali dell'Unione Sovietica; forse Gorbachev non ebbe il fegato di spiegare questo al devoto Mengistu. Invece sorrise e disse: 'Compagno Mengistu, non ti preoccupare. Non mi muoverò di un millimetro dal marxismo-leninismo, sono fiero dei risultati raggiunti dal socialismo e sempre lo sarò."
Così un giorno un pazzo è un rispettabile compagno ed il giorno dopo è un dittatore deposto. Questo spensierato maneggiamento di despoti non è limitato all'impero sovietico o al passato. L'America Latina ha un fornito un catalogo intero di episodi da manuale, non fosse per il fatto che la maggior parte dei despoti in quella parte del mondo sono raramente sopravvissuti alla disgrazia.
In coda al libro, Manuel Antonio Noriega, l'ex-capo di Panama imprigionato, declina l'intervista perché il libro è una collezione di interviste con "individui derelitti che furono potenti e cui si sono imputati i problemi dei loro paesi", per il fatto che "Dio, il creatore dell'universo, Egli che disegna tutto, quantunque a volte con alcune linee tortuose, non ha ancora scritto l'ultima parola attorno Manuel A. Noriega", e sicuramente questo libro descrive un altro fenomeno pericoloso e intrigante, mai così pertinente come in questi giorni di ‘cambiamenti di regime’. Orizio scrive nell'epilogo dell’edizione del 2004:
"Il momento più dolce della vita del dittatore è quando la democrazia trionfa, egli è deposto, il suo nome diviene sinonimo di miseria e terrore, i suoi sudditi desiderano un paese prospero senza di lui ma con l'appoggio dell'occidente e delle Nazioni Unite ed i corrispondenti lasciano il paese abbandonato per un altro posto più 'caldo'. Questo è il momento esatto quando il tiranno brutale si avvia verso la propria riabilitazione".
Così Idi Amin ricevette una riabilitazione postuma quando alla sua morte scoppiò un dibattito in Uganda se dovesse ricevere i funerali di stato, evitato solamente dal veto presidenziale. L'ex-capo della Germania Democratica Egon Krenz viene descritto da Orizio mentre riceve una visita da Hollywood, Tom Hanks compreso (Krenz fu l'ultimo capo comunista della Germania orientale, l'uomo della politica di 'sparare per uccidere' impiegata dalle guardie di confine contro la gente che fuggiva da Berlino est). Per proseguire con Charles Taylor, uno dei peggiori dittatori che l'Africa ha visto negli ultimi tempi, il quale è sano e salvo in esilio in Nigeria, passando attraverso Radovan Karadzic e Ratko Mladic che si nascondono nella Repubblica Srpska, quello che risalta è la sopravvivenza della pur retorica realpolitik, che ancora decide se un dittatore va in pensione o in prigione.
Mentre il mondo aspetta ulteriori particolari dal processo contro Saddan Hussein, dopo questo libro brillantemente scritto e documentato, Orizio, che a me pare meriti di essere considerato un esperto sul tema delle dittature, mette le cose nella giusta prospettiva:
"In verità, comunque, molte dittature non muovono l'indignazione del mondo. I dittatori infatti possono essere utili. Un dittatore utile, in special modo se mostra longevità politica, può essere un pilone di stabilità e godere del supporto degli ex nemici. Muammar Gheddafi, il capo libico, non molto tempo fa aveva la stessa reputazione internazionale di Saddam Hussein, e il suo paese fu bombardato dagli Stati Uniti nel tentativo di intimorirlo e rovesciarlo. Le cose sono cambiate: ora l'occidente riconosce che senza il 'Colonnello', che è stato al potere per trentaquattro anni, il Nord Africa poteva essere divenuto un posto pericoloso, la Libia separarsi in regioni tribali e l'intera area del mediterraneo ne avrebbe sofferto."
Parola del Diavolo - Sulle Tracce degli Ex-Dittatori, di Riccardo Orizio - Ed. Laterza
*** Fine della recensione ***

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