Che pasticcio, Bridget Jones!

Di Marie Sandland

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Che pasticcio, Bridget Jones!

Che pasticcio, Bridget Jones!

Se devo essere onesta, le commedie romantiche non mi piacciono molto. Anzi, le detesto; specialmente se c’è lo zampino di Richard Curtis (L’amore davvero, Notting Hill, Quattro funerali e un matrimonio). Notting Hill è il film in cui non recita Meg Ryan che probabilmente detesto di più. É stato con mia grande sorpresa che dopo aver guardato Il diario di Bridget Jones (adattato dal romanzo di Helen Fielding), la commedia romantica sceneggiata da Curtis, ho iniziato a ricredermi. É da dire però che aveva tutte le caratteristiche delle commedie di Curtis: gente snob che si innamora e si lascia; gente snob che dice “vaffanculo” un sacco di volte per dare un presunto effetto comico; una Londra stranamente non multiculturale, dove le uniche minoranze sono disabili o gay; una colonna sonora sciapo-pop e, infine, Hugh Grant. Il fatto che elevava Il diario di Bridget Jones sopra il resto di film spazzatura era che Bridget era un personaggio che attirava la solidarietà genuina del pubblico (che è in verità soprattutto femminile). Ci presentava un personaggio goffo, ossessionato con la dieta, che beve e fuma troppo. Qualcosa di positivamente diverso dagli insignificanti mondi perfetti delle commedie in cui recitano Sandra Bullock, Kate Hudson e, non dimentichiamoci, Meg Ryan. Di certo non ci sono molte battute sul sesso anale nei film di Meg Ryan.

Il film ha ricevuto il pieno consenso di molte donne, ma ha anche fatto arrabbiare tante scrittrici femministe che considerano questa una descrizione della donna che ne riporta indietro la posizione di almeno 30 anni. Personalmente non mi spingerei troppo in là, il film era un divertente esempio di superficialità, reso possibile dall’ interpretazione fenomenale della texana Renee Zellweger, che è riusciata ad imitare benissimo l’accento della gente bene di Londra. Non dimentichiamoci la prima performance decente di Hugh Grant che eccelle nei panni di Cleaver il villano, un piacevole cambiamento dal suo solito finto gentiluomo educato.

Dopo 3 anni arriva la continuazione del film che è una pigra ricostruzione del primo. Il problema qui è che le battute non sono più accettabili: quante volte ancora dobbiamo vedere i mutandoni di Bridget? É davvero necessario che Hugh Grant e Colin Firth abbiano un’altra rissa un pò effeminata? Quello che può passare per una trama ne Il diario di Bridget Jones è stato sostituito con una serie di vignette apparentemente divertenti. Per esempio, Bridget atterra col paracadute in una porcilaia fangosa; fa una figuraccia ad una festa elegante; va a sciare con risultati divertenti; si ritrova fatta di funghetti magici e, in una scena incredibilmente incauta, per niente divertente e anche un pò razzista, Bridget viene imprigionata in una carcere tailandese.

Per quanto riguarda la recitazione, questo è più o meno lo ‘Show di Renee e Hugh’, in quanto gli attori non protagonisti non devono fare più di tanto. Bravi attori come Jim Broadbent e Shirley Henderson (tra i migliori attori dell’Inghilterra dei nostri giorni) sono assolutamente sprecati con circa sei battute tra di loro. Colin Firth è uno dei più noiosi, meno sexy e meno carismatici fidanzati nella storia del cinema e, ugualmente, non ha niente di meglio da fare che avere la puzza sotto il naso. Sally Philips, una comica meglio conosciuta per Smack the Pony e I’m Alan Partridge [note commedie televisive inglesi] continua con il suo ruolo di Shazzer, un personaggio tutto a sé, la cui unica caratteristica è di bestemmiare tanto. Nota a Curtis: avere un personaggio che dice “vaffanculo” di continuo, non è divertente.

In questo film Bridget è cambiata da bizzarra e insicura ad eccessivamente disperata e fastidiosa. Ci raccontano che lei e Mark sono insieme da circa un mese e lei è già ossessionata dal matrimonio. Forse, tutto sommato, le critiche delle femministe non avevano torto. Come direbbe Bridget “Non m.b.!”. (“Non molto bene”)

*** Fine della recensione ***


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