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India: Uomini e Dei del Rajasthan.


   

Autore: Barbara Casolari

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India: Uomini e Dei del Rajasthan.

India: Uomini e Dei del Rajasthan.E’ l’alba di una mattina di agosto, la fresca brezza mattutina e il cielo, attraversato da grigie nuvole, preannunciano il monsone. Ci mettiamo in viaggio lasciando la capitale, a quest’ora ancora addormentata, ma normalmente caotica e congestionata. Il suburbio di Delhi è il simbolo del cambiamento in corso nella società indiana. Interi quartieri sorgono dal nulla costruiti in un’architettura avveniristica. Compaiono i centri commerciali, impensabili fino a pochi anni fa. E’ il boom economico che coinvolge la classe media ma lascia i poveri sempre più poveri. Insomma, anche l’India, che sembrava chiusa nella fortezza inespugnabile delle sue tradizioni millenarie, sembra cedere inesorabilmente al modello consumistico.

Prendiamo l’autostrada per Jaipur, recentemente rifatta, e ci dirigiamo verso il Rajashtan. Ora viaggiare su questo percorso è molto più confortevole, non ci sono più tanti imprevisti e il viaggio prosegue tranquillo. Da Ajmer deviamo tra i campi e le colline ed entriamo in un mondo agreste e appartato. La strada ci porta a Pushkar, la città sacra a Brahama, il Dio della Creazione. Durante l’annuale fiera dei cammelli, che si tiene in novembre, la cittadina si anima. Qui giungono centinaia di migliaia di persone, la maggioranza nomadi, con il loro bestiame. Questa è anche una grande occasione di festa con circhi, spettacoli di strada, cantastorie e imbroglioni di ogni sorta. Ma ora tutto è tranquillo. Il centro della sacralità di Pushkar è il lago dove, secondo il mito, Brahama avrebbe celebrato un rito dopo l’uccisione di un demone. Per questo il luogo è il maggior centro di pellegrinaggio, in India, per i devoti a Brahama. Il lago è circondato da numerosi templi e ghat, scalinate che permettono l’accesso dei pellegrini alle acque per i bagni purificatori. Il momento migliore è il tramonto quando il lago diventa più tranquillo e si può godere della bellezza e sacralità del luogo senza essere assillati dai sacerdoti che, troppo insistentemente, offrono le loro prestazioni.

Il viaggio prosegue per Jodhpur, in passato uno dei più importanti regni del Rajasthan. La città è dominata dal Meherangarh, il famoso forte medievale. Ci incamminiamo tra le mura di questa imponente struttura affascinante ed inquietante al tempo stesso e che nessun invasore è mai riuscito ad espugnare. Entrando nel cortile del palazzo ci appare subito il contrasto tra la solidità delle mura e la leggera eleganza degli appartamenti reali. Il Rajasthan è la terra dei raja, dei re, gente fiera, spietata, ma al tempo stesso raffinata, colta e romantica. Movendosi per le stanze del palazzo, magnificamente restaurato e conservato, la mente cerca di immaginare la vita di corte, i colori , gli odori, i rumori. Ancora oggi l’influenza del passato feudale pesa sul presente, i raja, anche se considerati dalla costituzione indiana cittadini comuni, di fatto vengono ancora temuti e rispettati dal popolo. D’altro canto il popolo è ancora legato a un sistema sociale molto rigido e restrittivo che si basa sul modello delle caste. I casi di ribellione, specialmente da parte delle donne che sono le principali vittime, vengono repressi spesso anche con la violenza.

Lasciamo Jodhpur per dirigerci verso sud e, addentrandoci nella campagna visitiamo Luni ed alcuni altri villaggi. Seguiamo una pista in mezzo ad una piana semidesertica e, di tanto in tanto, da nulla appaiono insediamenti umani. La povertà e l’arretratezza delle condizioni di vita sono impressionanti, ma gli abitanti, che ci accolgono nelle loro case, sono vivaci e ospitali. Ci colpisce in particolare un accampamento di Bhishnoi, un’etnia che vive in condizioni completamente primitive seguendo dei rigidi principi di non violenza. Entriamo timidamente nel loro villaggio, recintato da arbusti, l’anziano della famiglia ci mostra l’organizzazione dell’insediamento fatto solo di capanne di arbusti regolarmente ricostruite per mantenere la perfetta protezione dell’interno dal sole, dalla pioggia e dalle intemperie. Sono strettamente vegetariani, venerano le divinità in ogni manifestazione naturale, anche negli alberi che sono protetti a tal punto che, per far legna, usano solo i rami caduti spontaneamente. I Bhishnoi sono guardiani silenziosi e rispettosi della Natura che, con le loro credenze sacre, creano dove vivono, delle vere e proprie riserve naturali. Qui gli estremi si toccano. Il rapporto primitivo con la Natura, mantenuto vivo nel corso dei millenni, si trova ad andare a pari passo con le più moderne teorie ecologiste.

 

 
 


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