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Di Ennio Montesi
La Vergine Maria, se vivesse ai giorni nostri, si sottoporrebbe alla fecondazione assistita? Parto da questa domanda scivolosissima e, senza temere di cadere, vado avanti impavido. Sto scrivendo ma è come se parlassi con me stesso e quando uno parla con se stesso pensa e dice fra sé le cose più vere che gli escono dall’animo. La Vergine Maria fu donna e ha avuto un bambino di nome Gesù.
La Vergine Maria se fosse una donna come tante altre dell’Anno Domini 2004 andrebbe a fare la Fivet (Fecondation in vitro and embryo transfer) o Icsi (Intracytoplasmic sperm injection)? La Madonna si sottoporrebbe, se avesse bisogno, a una delle tecniche, sì o no? Chi alza la mano per rispondere? Questa domanda mi gira in testa da mesi e ho deciso di scrivere questo articolo percorrendo a ritroso qualche concetto insito nella specie umana. A volte i concetti sembrano scontati quando invece non lo sono affatto. Lo stesso dicasi per i dogmi che i custodi cattolici cercano di continuo di imbrigliare e tenere all’interno del proprio recinto religioso e ideologico, ma qualche volta questi dogmi scappano via recalcitrando al controllo e non li ferma più nessuno. Questo attorno alla fecondazione assistita è proprio uno di quei dogmi lazzaroni che non si riescono, ahimè, a tenere a freno.
Giovedì 22 maggio 2003 Giovanni Paolo II lanciò un allarme sulla fecondazione assistita prendendo a prestito le parole di Madre Teresa di Calcutta:
«La venerabile Madre Teresa di Calcutta (...) ebbe il coraggio di affermare di fronte ai responsabili delle Comunità politiche: “Se accettiamo che una madre possa sopprimere il frutto del suo seno, che cosa ci resta? L’aborto è il principio che mette in pericolo la pace nel mondo”. E' vero! Non può esserci pace autentica senza rispetto della vita, specie se innocente e indifesa qual è quella dei bambini non ancora nati. Un’elementare coerenza esige che chi cerca la pace difenda la vita. Nessuna azione per la pace può essere efficace se non ci si oppone con la stessa forza agli attacchi contro la vita in ogni sua fase, dal suo sorgere sino al naturale tramonto. Il vostro, pertanto, non è soltanto un Movimento per la Vita, ma anche un autentico Movimento per la pace, proprio perché si sforza di tutelare sempre la vita».
Nel messaggio di Giovanni Paolo II è insita, con estrema chiarezza, la volontà di spinta di aggregazione e di schieramento contro la fecondazione assistita. Per Giovanni Paolo II è basilare coagulare le varie frange delle forze cattoliche e politiche attorno all’oggetto della fecondazione assistita sbandierandolo e riducendolo solo fine a se stesso. Egli chiama in causa il Parlamento italiano a prendere netta posizione e a non perdere tempo e fare subito una legge. Giovanni Paolo II continua:
«Consapevoli della necessità di una legge che difenda i diritti dei figli concepiti, come Movimento vi siete impegnati di ottenere dal Parlamento italiano una norma rispettosa, il più concretamente possibile, dei diritti del bambino non ancora nato, anche se concepito con metodiche artificiali di per sé moralmente inaccettabili. Colgo l'occasione per auspicare che si concluda rapidamente l'iter legislativo in corso e si tenga conto del principio che tra i desideri degli adulti e i diritti dei bambini ogni decisione va misurata sull'interesse dei secondi».
Il Parlamento italiano reagisce presto in maniera positiva all’’invito’ di Giovanni Paolo II di mettere in campo una legge e, apparentemente, sembra che la comunità cattolica abbia vinto la propria guerra sulla fecondazione assistita avendo dalla loro ormai una legge. Tuttavia, la loro è solo la vincita di una battaglia di Pirro. Poiché la guerra vera non è ancora nemmeno iniziata. Molti parlamentari - a prescindere dallo schieramento politico di appartenenza - storcono il naso e alcuni pure la bocca in merito alla legge che dovrebbe dettare regole sulla procreazione a tutti gli Italiani. Un numero rilevante di deputati - benchè siano essi stessi anche i firmatari - accettano solo sulla carta non potendo schierarsi apertamente e pubblicamente contro il dictat del Vaticano. Andare in opposizione dell’’invito’ del Vaticano di certo è contro gli interessi politici e di ricandidatura di tanti parlamentari. “Va bene, avallo la proposta di legge,” dice tra sé il parlamentare, “poi qualcuno di sicuro penserà di farci sopra il referendum per abrogare la legge. Io intanto faccio vedere al Vaticano che sono d’accordo con la sua linea. Ma figurati se soprattutto le donne accetteranno questa proposta di legge talebana, vedrai che battaglia ne uscirà fuori”. La sottile e forte sudditanza tra politica e clero non lascia posto a scelte politiche, culturali ed etiche, libere e personali. I parlamentari più legati alle matrici cristiano cattoliche ci mettono nulla a seguire l’invito di Giovanni Paolo II, anzi, è per essi un momento politico utile di coagulazione sotto un medesimo tetto.
Esiste un motivo del perché il Vaticano è contro la fecondazione assistita? Risponderò più avanti a questa domanda.
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